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IL NUOVO GRAN MAESTRO DEL SACRO MILITARE ORDINE DI S. STEFANO PAPA E MARTIRE

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©Prof Rodolfo Bernardini

S.A.I. e R. I'Arciduca Leopoldo d'Asburgo Lorena ha abdicato al suo ufficio di Capo della Casa Granducale di Toseana e conseguentemente agli uffici di Gran Maestro dei due Ordini dinastico-familiari della Casa Asburgo Lorena (Sacro Militare Ordine di S. Stefano P.M. e Ordine Civile e Militare del Merito sotto il Titolo di San Giuseppe). Gli é succeduto il figlio Arciduca Sigismondo che ha inaugurato a Pisa, sede storica dell'Ordine, il suo Magistero di Gran Maestro del S.M.O. di S. Stefano P.M. con due cerimonie effettuate sabato 11 giugno 1994. La mattina ha presenziato, nella Chiesa Conventuale dei Cavalieri di S. Stefano, a una S. Messa concelebrata da S.E. Rev.ma Mons. Alessandro Plotti, Arcivescovo di Pisa e Cav. di Gr. Croce dell'Ordine di S. Stefano, da Fra' Mons. Giovanni Scarabelli, Cavaliere Sacerdote, da Mons. Aldo Armani Cappellano Magistrale e Rettore della Chiesa Conventuale e dal Canonico Mons. Alfio Chericoni. Durante l'omelia S.E. I'Arcivescovo ha ricordato la figure di Santo Stefano Papa e Martire sotto la cui protezione Cosimo I de' Mediei volle mettere il nuovo Ordine da lui fondato, a ciò autorizzato dal Pontefice Pio IV con il Breve “Dilecte Fili” del 1 ottobre 1561, e ha auspicato che i membri dell'Ordine, sia pure nelle forme adeguate ai tempt attuali, sappiano perseguire anche oggi il fine di promuovere la gloria di Dio. [1]

Prima della benedizione finale S.A.I. e R. I'Arciduea Sigismondo ha ringraziato i presenti e invocato la benedizione divine sul Suo Magistero. Hanno partecipato alla celebrazione Eucaristica numerosi membri dei due Ordini dinastici, dell'Accademia stefaniana, invitati e autorità tra cui I'Amm. Isp. Antonio Molli, Comandante del CRESAM, il Ten. Col. Tullio Del Sette, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Pisa, il Ten. Col. Rev.mo Micheli, Comandante Nucleo Carabinieri SETAF, il Col. Giancarlo Tarani, Comandante della Polizia Municipale di Pisa, I'Avv. Gian Marino Delle Piane, Delegato per la Liguria dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, il Prof. Franz Pesendorfer storico e autore di numerosi libri sul governo dei Lorena in Toscana e altri. Dopo una colazione offerta dal Marchese Lorenzo Niccolini di Camugliano nella villa Medicea di Camugliano a Ponsacco (Pisa), nel pomeriggio il nuovo Gran Maestro, accompagnato da S.A.I e R. la Principessa Dorotea Maria Teresa di Baviera, vedova di S.A.I. e R. I'Arciduca Goffredo Asburgo Lorena ha ricevuto, a Pisa, nel Palazzo del Consiglio dei Dodici dell'Ordine di S. Stefano l'omaggio dei Cavalieri di S.Stefano, dei Cavalieri di S. Giuseppe e degli Accademici Stefaniani. Il Cav. Gr. Croce Dott. Rodolfo Bernardini, Presidente dell'lstituzione dei Cavalieri di S.Stefano, ha rivolto all'Arciduca Sigismondo il seguente indirizzo di omaggio:

Altezza Imperiale c Reale

La mattina del 15 marzo 1562, nel Duomo di Pisa, il Nunzio Pontificio Mons. Cornaro, durante una solenne e suggestiva cerimonia, vestì solennemente Cosimo I de' Medici, per se e per i suoi discendenti, dell'Abito di Gran Maestro del Sacro Militare Ordine di S. Stefano Papa e Martire. L'investitura ebbe luogo nel Duomo di Pisa perché la costruzione della Chiesa Conventuale, dove avvennero tutte le successive grandi cerimonie dell'Ordine, venne iniziata dal Vasari nel 1565 e terminata nel 1569. La decisione di Cosimo I di scegliere Pisa come sede dell'Ordine, che diventò fin dalle sue origini una delle Istituzioni più importanti della Toscana Granducale, creò un particolare legame tra la città e l'Ordine stesso che l'anno scorso é stato solennemente ricordato con la concessione della cittadinanza onoraria a S.A.I. e R. l'Arciduca Leopoldo che, quale Capo della Casa Granducale di Toscana, ci ha più volte onorato della sua presenza.

Ma é la prima volta, dal 1859, che un Gran Maestro del Sacro Militare Ordine di S.Stefano P.M. inizia il suo Magistero a Pisa come avevano fatto nel passato molti dei Granduchi di Toscana che si sono succeduti nel tempo. Questo é motivo per noi di grande soddisfuzione e di stimolo a sempre meglio operare per perpetuare, come é nostro compito statutario, il ricordo e le tradizioni del Sacro Militare Ordine di S.Stefano P.M. del quale, con decreto del 23/1/1993 di S.A.I. e R. l'Arciduca Leopoldo, sono stati riformati gli statuti nel senso di rinffermare le tradizioni in una forma più adeguata ai tempi attuali.

Ora l'Ordine, in conformità delle sue secolari tradizioni, ha il fine di promuovere la gloria di Dio mediante la santificazione dei suoi membri e la difesa della fede, che nei tempi attuali realizza mediante la promozione l'umana e cristiana delle genti mediterranee e segnatamente dei Toscani nonché nell'ainto all'Oriente Cristiano.

L'augurio più sincero é che sotto il Vostro Magistero l'antico e glorioso Ordine prosperi e realizzi i nuovi nohili fini che si é dato.

È un augurio al quale si associano certamente anche tutti i presenti da sempre legati da vincoli di affetto alla Casa Granducale di Toscana e ora quindi, anche a Vostra Altezza Imperiale e Reale.

Concludo pregando Vostra Altezza di gradire un piccolo ricordo dell'lstituzione dei Cavalieri di S.Stefano, che vuole avere un valve simbalico legato alla cerimonia odierna.

Si tratta infatti di una incisione su rame, realizzata dal noto artista pisano Prof. Viviano Viviani, che riproduce una delle sei grandi tele posse nel magnifico soffitto della Chiesa dei Cavalieri e precisamente quella dipinta nel 1605 da Lodovico Cardi detto il Cigoli e raffigurante Cosimo I che veste l'Abito di primo Gran Maestro della Religione di S. Stefano. II cammino iniziato nel lontano 1561 con Cosimo I de' Medici, che questa incisione ricorda, ora prosegue con Vostra Altezza.

Dopo l'indirizzo di omaggio del Presidente dell'Istituzione dei Cavalieri di S.Stefano, S.A.I. e R. I'Arciduca Sigismondo ha pronunciato il di scorso di inaugurazione del suo Magistero di Gran Maestro del Sacro Militare Ordine di Santo Stefano Papa e Martire.

Eccellenze, Autorità, Confratelli, Signori Accademici, Cavalieri di San Giuseppe, Signore e Signori

È con intensa commozione che assumo oggi ufficialmente il Magistero del Sacro e Militare Ordine di Santo Stefano Papa e Martire come suo di ciassettesimo Gran Maestro. Mi rendo ben conto di caricarmi di quattro centotrentatre anni di gloriosa storia di cui, con l'aiuto di Dio, cercherò di essere degno, perché tanti sono gli anni da quando nel 1561 Papa Pio IV ed il mio avo Cosimo I de' Medici fondarono l'Ordine di Santo Stefano per difendere la Fede e tutelare il Mediterraneo dalle incursioni barbaresche. Oggi l'Ordine, grazie a mio Padre, a cui va il mio riverente ed affettuoso saluto, si é dato nuovi Statuti nei quali ifini dell'Ordine sono stati ridefiniti per adeguarli ai tempt. Se permane (e non poteva non permanere) la difesa della Fede, da attuarsi però in modi diversi, per ciò che riguarda gli altri fini si é voluto vedere in positivo quanto nel 1561 veniva visto prevalentemente in negativo, cioé come semplice tutela armata. Ed é per questo che i fini dell'Ordine sono stati oggi rivisti, non più difesa da gli infedeli, ma promozione umana e cristiana delle genti mediterranee con priorità ai Toscani, nonché l'aiuto all'Oriente cristiano. È ovvio, scendendo nel concreto, che qui, oltreché l'aiuto ai Toscani in patria e fuori, si apre sia il vasto campo dell'assistenza agli immigrati di stirpe mediterranea residenti in Toscana che quello delle relazioni ecumeniche ed interecclesiali con le Chiese sorelle d'Oriente, relazioni ecumeniche ed interecclesiali che si potrebbero sviluppare a Pisa in un centro istituito dal Sacro e Militare Ordine.

Ma l'assunzione del Magistero del Sacro e Militare Ordine non mi piò non ricordare prepotentemente l'alma e diletta città di Pisa ove l'Ordine ebbe ed ha la sua sede. Città antica e bella, conoscinta in tutto il mondo,città di gloriosa storia sia antica che recense. Città singolarmente fedele alla sua storia, città a cui debbo gratitudine per aver accoltofra i suoi cittadini il mio amato Padre perché era Gran Maestro di Santo Stefano.

Voglio, peraltro, qui ricordare anche la cara Grosseto che per prima spalancò le sue braccia a mio Padre ed a me.

Né, spuziando lo sguardo, posso io dimenticare la Toscana tutta di cud, pur senza alcun merito personale ma per motivi storici, io oggi sono il simbolo vivente, I'incarnazione della sua Tradizione. Non posso infatti dimenticare che fu il mio avo Pietro Leopoldo a dare compinta unità alla nazione toscana di cui, si può dire, fu il padre.

Termino invocando l'aiuto di Dio e l'intercessione della Beata Vergine di Montenero, regina e patrona di Toscana, nonché di San Giuseppe e del Santa Papa Stefano, sulla mia opera di Gran Maestro perché essa sia degna di c hi mi ha preceduto in questo ufficio.

Terminato il discorso inaugurale dell'Arciduca Sigismondo, S.E. il Conte Prof. Avv. Neri Capponi, Gran Cancelliere dell'Ordine di S. Stefano, ha pronunciato il seguente intervento:

Altezza Imperiale e Reale

È con emozione e gioia che assisto per la seconda volta in breve spuzio di tempo (e dopo un'interruzione di quasi centocinquanta anni all'arrivo a Pisa di un Capo delle Casa di Toscana ed all' inaugurazione solenne di un Gran Maestro di Santo Stefano: la prima volta fu l'anno scorso quanda, nell'occasione, fu conferita la cittadinanza pisana all'Augusto Padre di Vostra Altezza Imperiale proprio in quanto Egli era Gran Maestro del Sacro Militare Ordine di Santo Stefano Papa e Martire.

Peraltro in questo mio intervento vorrei parlare del futuro e non solo del passato e lo spunto mi viene dato da ciò che Vostra Altezza Imperiale ha detto definendosi “simbolo vivente della realtà toscana” ed “incarnazione della sua Tradizione”. Si torna qui al linguaggio dei segni o dei simboli che è antico quanto l'uomo e che serve ad esprimere realtà che superano la pura ragione. Linguaggio accantonato da una superficiale cultura illuminista e ricuperato da uno dei padri fondatori della moderna psicologia Karl Gustav Jung; linguaggio fondamentale per l'equilibrio psicologico dei singoli e della collettività.

È forse il Magistero di Santo Stefano più che la istituzione granducale (alla quale peraltro é indissolahilmente legato sia pure a livello di pura titolarità nominale) I'incarnazione della tradizione e della storia toscane? Lo é, perché l'Ordine di Santo Stefano non è solo un'istituzione, non è solo la gloria toscana sui mari o la rete di iniziative e proprietà che favorirono l'ammodernamento e la prosperità toscane, ma é stato anche la fucina in cui si é formata la classe dirigente toscana (a cui nel XIX secolo contribuì anche il prestigioso Ordine di San Giuseppe istituito per onorare l'Imperatore Napoleone) da cui uscirono i collaboratori noti e meno nati del grande Pietro Leopoldo, unificatore morale del popolo toscano a cui dette dignità di nazione e creatore della Toscana moderna. Per questo, scomparso il Granducato nella più vasta unità italiana, rimane il Gran Magistero di Santo Stefano (riconosciuto anche dallo stato italiano) a rappresentare, a pieno titolo, I'unità morale del popolo toscano.

Oggi l'ltalia sta voltando pagina e se tutti siamo orgogliosi di essere cittadini di un'ltalia una ed indivisibile (la nostra grande patria: uno dei nostri beni più preziosi), auspichiamo peraltro che venga introdotta una forma di federalismo moderato sulla quale sembra convergano sia il governo che l'opposizione, federalismo che valorizzerebbe le varie parti di questo meraviglioso paese di cui la Toscana é una delle componenti più nobili. Se questa forma di federalismo moderato ci trova tutti consenzienti, siamo un po' preoccupati che considerazioni economiciste né snaturino il significato morale e culturale. Nel cave nostro si parla di una fantomatica regione tosco-emiliana con capitale Bologna, dell'annessione di Perugia alla Toscana o viceversa e via dicendo. Non dico che fusioni non debbano avvenire ma con giudizio e moderazione e fra regioni di commune storia e di tradizioni simili (Ahruzzo e Molise, ad esempio, ambedue facenti parte del preunitario Regno di Napoli o fra Umbria e Marche ambedue facenti parte del preunitario Stato Pontificio) non sacrificando un unicum storico culturale come la Toscana, oltretutto abbastanza prospera ed autosufficiente, tale esistente dai tempi della Contessa Matilde e più recentemente dal sedicesimo secolo, delimitata altresì da confini naturali ed armoniosamente interconnessa culturalmente ed economicamente che non ha davvero bisogno di appendici o di corpi estranei che ne altererebbero l'armonia.

Se la Toscana rimarrà tale nel riordino federale, i suoi simboli materia/i (denominaziane, bandiera ccc.) e viventi (la persona di Vostra Altezza Imperiale) potranno liberamente espandersi e produrre i loro effetti in una rinnovata ed accentuata autonomia federale, se invece si dovesse arrivare agli immondi pasticci sopramenzionati con la conseguente e necessaria sparizione dei simboli materiali (ve lo immaginate il notro cavallo alato fuso con la facciata bolognese di San Petronio o impalato sulla Torre degli Asinelli o mostraosamente accoppiato col Grifone perugino!) allora la persona di Vostra Altezza Imperiale rimarrebbe l'unico segno della identità toscana.

Venendo infine ad una più precisa esplicitazione di Vostra Altezza Imperiale come simbolo vivente del popolo toscano mi piace qui ricordare che alcuni consiglieri di una città toscana vorrebbero proporre che nella loro città vi debba sempre essere un Lorena cittadino onorario a ricordo degli stretti legami con la Casa di Vostra Altezza Imperiale e per gratitudine degli immensi benefici ricevati È allora troppo audace altezza Imperiale, ipotizzare che potrebbe venir giorno in cui il Gran Maestro del Sacro Militare Ordine di Santo Stefano diventasse, ratione officii, Presidente onorario della Regione Toscana? Certo queste sono prospettive che possono spaventare determinate mentalità burocratiche ma non dovrebbero spaventare i politici: quelli più attenti. almeno!

La cerimonia si è conclusa con la consegna all'Arciduca Sigismondo, da parte di alcuni Accademici Stefaniani, di un artistico piatto d'argento con lo stemma smaltato, della Casa Asburgo-Lorena e una dedica commemorativa dell'inizio del suo Magistero.

Hanno partecipato all'inaugurazione del Magistero di S.A.I. e R. L'Arciduca Sigismondo i seguenti Cavalieri e Dame di Giustizia del Sacro Militare Ordine di S. Stefano P.M.:

S.A. I'Arciduca Radbot d'Asburgo-Lorena

S.A.S. Ia Principessa Clotilde von Auesperg

S.E. il Conte Neri Capponi, Gran Cancelliere e membro del Consiglio dei Dodici dell'Ordine

S.E. il Marchese Vittorio Pancrazi, Gran Tesoriere e membro del Consiglio dei Dodici

S.E. il Nobile Signore Giovanni dei Conti Tadini Buoninsegni, Gran Priore e membro del Consiglio dei Dodici

S.E. il Marchese Aldo Pezzana Capranica del Grillo, membro del Consiglio dei Dodici

Nobile Rodolfo Bernardini, Presidente dell'Istituzione dei Cavalieri di S.Stefano e membro del Consiglio dei Dodici

Marchese Luigi Quaratesi d'Achiardi, Presidente della commissione magistrale dell'Ordine civile e militare del merito sotto il Titolo di S. Giuseppe

Nobile Lodovico Inghirami, membro della commissione magistrale dell'Ordine civile e militare sotto il Titolo di S. Giuseppe

Nobile Giovanni Battista Biondi della Sdriscia, membro della commissione magistrale dell'Ordine civile e militare sotto il Titolo di S. Giuseppe

S.E. il Principe Don Paolo Boncompagni Ludovisi Rondinelli Vitelli

S.E. Don Ginolo Ginori Conti, Principe di Trevignano

S.E. Don Filippo Corsini, Principe di Sismano.

Conte Marcello Cervini Del Vivo

Marchese Andrea Malenchini

S.E. Mons.Alessandro Plotti, Arcivescovo di Pisa e Cav.di Gran Croce Sacerdote

Frà Mons.Giovanni Battista Scarabelli, Cavaliere Sacerdote

Mons.Aldo Armani, cappellano Magistrale

Erano anche presenti numerosi cavalieri di S. Giuseppe tra cuì:

Comm. Amm. Isp. Capo (CP) a Luigi Romani, Presidente dell'Accademia di Marina del S.M.O. di S. Stefano P.M.

Comm. Flaminio Farnesi, Vice-Presidente dell'Accademia

Comm. Ubaldo Procacci, Tesoriere dell'Accademia

Comm. Umberto Ascani, Maestro di cerimonia dell'Accademia

Comm. Luigi Guelfi Camajani

Comm. Giancarlo Tarani

Cav. Antonio Maria Fascetti

Cav. Francesco Lapucci

Cav. Gennaro Oliva

Numerosa anche la partecipazione degli Accademici stefaniani.


Footnotes

[1] Cosimo I pose la `Religione” sotto la protezione di S. Stefano Papa e Martire perché il 2 agosto giorno dedicato dalla chiesa alla memoria di questo santo, aveva conseguito due importanti vittorie militari di cui la prima ncl 1537 a Montemurlo, era servita a consolidare definitivamente la Signoria Medieca su Firenze e la seconda, nel 1554 a Scannagallo, era servita a consolidare, attraverso l'annessione dei territori della repubblica di Siena, la sue politica di espansione territoriale grazie alla quale riusci ad elevarsi da principe di uno stato cittadino a sovrano di uno stato regionale. Stefano I, che apparteneva alla gente Giulia e che fu Pontefice dal 254 al 257 d.C., venne perseguitato dall'lmperatore Valeriano e, secondo la tradizione, subì il Martiro venendo lapidato e deeapitato dai soldati dell'lmperatore mentre officiava nel cimitero di Lucina.

Le reliquie del Santo ed il suo sedile pontificale marmoreo si trovano nell'Altare maggiore della Chiesa Conventualc dei Cavalieri di S. Stefano dove vennero traslate il 25 aprile 1683 per volontà dell'allora Granduca e Gran Maestro Cosimo 111, a ciò autorizzato dal Pontefice Innocenzo XI.

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