THE ROYAL HOUSE OF BOURBON

 

DOC 30. PRAGMATIC SANCTION OF 29 March 1830

"Fernando VII, by the Grace of God ' etc.

"To the princes, priests, dukes, marquises, counts, peers, priors, and knights-commander of the military orders etc., be it known:

"That, in the Parliament held in the Palace of Buen Retiro in 1789, the question of the succession was dealt with on the suggestion of our father, the King (R.I.P.), together with the need and desirability of observing a regular system of succession to the Spanish crown, as laid down by the laws of the Realm and by practice from time immemorial. Seeing that it should be the practice to prefer the elder son over the younger and the male issue over the female - in due order within their respective lines - and keeping in mind the unbounded good which had come to this Monarchy for over seven hundred years from observing these principles, and mindful of the motives and circumstances which eventually led to the reform decreed in the Act passed on 10th March, 1713, Parliament sent a petition to the King, dated 30th September of the same year 1789, mentioning the great profit that had redounded to the Realm, both before and, in particular, after the union of the realms of Castille and Aragon, from the rule of succession outlined in Law 2, Section 15, Part 2, and entreating him to disregard the recent changes brought about by the passing of the Act mentioned above and to see fit to command, by means of promulgating a decree of ratification in the guise of a statute drawn up and passed by Parliament to endorse this decision and to revoke the said Act passed previously, that the method of succession to the throne prescribed by custom dating back beyond memory and attested by the Law we have specified, should be for ever observed and kept.

"To this petition, the King, our noble father, deigned to accede, on the entreaty of his realm, giving his decision in writing, which decision his cabinet in Parliament and the Governor and Minister of our Royal Chamber of Castille took with them when they conveyed a petition to Parliament where the decision had been taken to consent to the said appeal. It had been decided however to keep this a closely guarded secret for the moment and in the decree under discussion he had ordered the members of his Council to publish the decree of ratification which is usual in such cases. Parliament, acting through its President, the Count of Campomanes - Governor of the Council, - put a certified copy of the said treaty and other documents bearing on it on the file of classified information, and the decree was announced in confidence to Parliament.

"The turmoil which beset Europe at that time and which the Peninsula was to experience later did not permit this important project to be put into effect, for more peaceful times were needed for a move like that. Having, with the help of God's mercy, happily restored peace and good order to our beloved people who needed them so badly, and having examined this grave question and hearkened to the advice of our Ministers, who are so zealous in our service, and having looked to the public good, we have by our royal decree given to this same Council of ours on the 26th of this month ordered that this law be promulgated in the form in which it was sought and granted, together with the original decision of our dear father, the King, in connection with it, and the testimonies of the Chief Clerks of Parliament, whose certificates have been kept with it.

"This having been proclaimed in full session of our Council in the presence of our two Attorney-Generals and having been heard "in voce" on the 27th of this same year [sic], the present law has been duly processed and shall be ratified as such. We order therefore that the full substance of Law 2, Section 15, Part 2, be kept, observed, and complied with evermore in accordance with the demands of the Parliament held in our Palace of Buen Retiro in the year 1789, which content is as follows:…." [there follows the actual text of the Law and the command that it be respected]

Taken from SPAIN UNDER THE BOURBONS, Edited and Translated with a critical introduction by W. N. Hargreaves-Mawdsley, MA, Dphil, FRHistS, Prof of History, Brandon University, Canada, London, Macmillan, 1973, quoting from  Melchor Ferrer, Domingo Tejera & José Acedo, Historia del tradicionalismo español, 7 vols, Seville 1941-5, Vol II, pp. 269 & ff.

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DOC 31. LETTER OF PROTEST FROM THE PRINCE OF CASSARO, NEAPOLITAN AMBASSADOR IN MADRID, TO THE SPANISH SECRETARY OF STATE, AGAINST THE PROMULGATION OF THE PRAGMATIC SANCTION OF 1830

"Confidenziale.

"Eccellenza.

"Sono stato informato che sì tratta di cambiare la legge di successione stabilita in Ispagna da S. M. Il Re Filippo V, per la quale non sono chiamati a questa Corona se non i Maschi, e di sostituirne un'altra che darebbe il dritto di succedere anche alle Femmine.

"S. M. Il Re Mio augusto padrone, al quale mi son fatto un dovere di sommettere tale notizia, non ha potuto sentirla senza grande sorpresa, a mi ha ordinato di far osservare a V. E. Le gravi conseguenze, che potrebbero derivare dall'abolizione della legge che ha regolato la successione al'trono di Spagna sin dal tempo che la casa borbone comincio a regnarvi.

"Egli è prima di tutto da considerarsi, che la legge di Filippo V si credette necessaria da tutte le Potenze dopo la guerra di successione, per assicurare la tranquillittà dell'europa, e l'equilibrio fra le stesse Potenze; che fu fatta di comune accordo, e consolido nella casa Borbone un trono, che le era costato immensi sacrifici; che i motivi che la dettarono, sussistendo tuttavía, niuna considerazione particolare dovrebbe indurre questo Augusto Sovrano a derogarvi in pregiudizio degli interessi generali, e principalmente di quelli importantissimi della sua propria dinastia

"La possessione della Spagna potrebbe, per via della Legge che vorrebbe introdursi, passare in un'altra Famiglia; e non necessario diffendersi in argomenti per convincere V. E. dell'importanza che devono attaccare gli augusti Borboni attualmente regnanti, affinché i dritti alla sovranita di questi stati, che hanno tanto contribuito alla potenza e allo splendore de' tre rami della casa Borbone, si conservino in un principe della medesima famiglia.

"V. E. Comprenderá facilmente colla sua penetrazione tutte le conseguenze che a risentir verrebbero i Sovrani delle Due Sicilie e di Francia da un cambiamento di Dinastia, per cui potrebbero nuovamente suscitarsi interminabili questioni, e sanguinose guerre. Oltre di cio la legge di successione di Filippo V, adottata allora di comune consentimento, ha fatto acquistare al ramo della famiglia Borbone delle Due Sicilie de'dritti eventuali sulla Corona di Spagna, I quali consacrati da lungo corso di tempo non possono ad un tratto annullarsi, ne S. M. Il Re Mio Signore potrebbe in alcun modo rinunziarvi.

"Compiacendosi V E. Di portare all'alta cognizione di Sua Maestà Cattolica queste riflessioni unitamente alle oltre che ho avuto l'onore di farle verbalmente, non dubito, che la Maestà Sua, considerando maturamente la gravezza del loro oggetto, si degnerá ordinare di sospendervi la pubblicazione di una legge, della quale non si potrebbero attendere che i più tristi risultati.

"Rinnovo a V. E. Con questa occasione le assicurazioni della distintissima considerazione, con cui ho l'onore di esere

Di Vostra Eccellenza,

Madrid 29 Marzo 1830.

Dev(otissi)mo ed Obbl(igatissi)mo Serv(ito)Re vero, IL PRINCIPE DI CASSARO."

"A Sua Eccellenza Il Signor Cavalieri Salmon, Primo Segretario di Stato e del Dispaccio Universale, &c &c"

[Archives of the Ministry of Foreign Affairs, Madrid, Historical Section, Box number 2036]

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DOC 32. LETTER OF PROTEST FROM KING FRANCIS I OF THE TWO SICILIES TO KING FERDINAND VII OF SPAIN 10 Sep 1830

 

"Signore Mio Fratello, Cugino, Cognato, e Genero. Un sentimento di delicatezza, che Mi animerà sempre per tutto ciò, che deriva da Vostra Maestà, Mi ba trattenuto finora dal richiamare la Sua attenzione sopra una questione, che interessa particolarmente la Mia discendenza maschile: ma le più mature riflessioni avendomi fatto conoscere che Io non poteva ricusarmi ai doveri, che m'impongono la Mia coscienza, e i diritti che appartengono alla Mia posterita, Mi apro alla Maestà Vostra con quella effusione di cuore, che corrisponde alla Nostra intima amicicía, ed ai moltiplici vincoli di sangue, che così strettamente Ci uniscono.

"Io non posso essere indifferente alla rivocazione della legge promulgata nel 1713 da Filippo V, Nostro Bisavolo, per la successione al Trono di Spagna. Mi astengo di farle parola delle conseguenze gravissime che un tal atto può produrre per la tranquillità e della Spagna e dell'europa tutta; è questo un oggetto dipendente intieramente dall'alta saggezza di Vostra Maestà, e dalla Sua Somma previdenza , son pero costretto di osservarle, che questo atto ferisce ed anulla i diritti della suddetta Mia discendenza, perché la priva dell'eventuale successione al Trono di Spagna che dalla precitata legge di Filippo V l'era stata assicurata, non mi dissimulo in questa occasione che tali diritti sono per ora remoti, per essere ed Io, ed i Miei figli preceduti da altri che sono al noi poziori: convengo che questi secondo ogni apparenza saran per moltiplicarsi; ed aggiungo col più vivo sentimento di affetto che i Miei voti all'altissimo sono e saranno sempre che l'Augusta posterita di Vostra Maestà voglia perpetuarsi all'infinito da Maschio in Maschio; ma non è meno vero, che questo stato dì cose, e gli stessi Miei sinceri voti non avrebbero recato veruna alterazione a'diritti eventuali anzidetti, se non avesse avuto luogo la rivocazione della precitata Legge di Successione. questo cenno, lo spero, fara conoscere a Vostra Maestà, che non Mi li affatto permesso di negligere questo importante interesse quando anche potessi averne la volonta. Desiderando quindi provvedere, per quanto Mi sia possibile, a che la Mia posterita maschile conservi indenni quelle ragioni, che dal nostro augusto bisavolo l'erano state tramandate, e volendo anche in questo incontro non allontanarmi da' quei principi, che regolar debbono i rapporti di due famiglie, unite per una origine comune, le quali per l'accordo de' loro interessi, e de' loro sentimenti non debbon formarne che una sola, ho creduto di dover preferire ad una solenne protesta una semplice riserva di ragioni da farsi nella maniera la più amichevole e confidenziale. Essendomi appigliato a tal partito a mi cotesto Mio Incaricato di Affari darà la conveniente esecuzione; Mi fo il dovere d'informarne direttamente Vostra Maestà nella dolce speranza che trattandosi di una misura, che Mi piace di riguardare come non ancora definitivamente perfezionata, sarà Vostra Maestà per dare nella Sua Saggezza que'provvedimenti, che Le saran dettati dalla Sua giustizia, e vorrà riconoscere in questa Mia ingenua manifestazione una nuova riprova dell'invariabile allacciamento e della costante cordialissima amicizia, con cui sono. Dì Vostra Maestà Affezzionatissimo Fratello, Cugino, Cognato e Socero.

"FRANCESCO

"Nàpoli 10 Settembre 1830."

[Archives of the Ministry of Foreign Affairs, Madrid, Historical Section, Box number 2036]

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DOC 33. LETTER OF PROTEST FROM THE NEAPOLITAN CHARGÉ D'AFFAIRES IN MADRID TO THE SPANISH SECRETARY OF STATE AGAINST THE PROMULGATION OF THE PRAGMATIC SANACTION OF 1830,
DATED 26 SEP 1830

"Il sottoscritto Incaricato di Affari di S. M. Il Re del Regno delle Due Sicilie ha ricevuto l'ordine dal Re Suo Signore di presentare il seguente uffizio a S. E. Il Sig'. Cavaliere Salmon, Primo Segretario di Stato e del Dispaccio Universale di S. M. Cattolica.

"I nobili sentimenti di giustizia, che così eminentemente distinguono Sua Maestà Cattolica, l'amore da cui è giustamente animata per la gloria dell'Augusta Dinastia de'Borboni; e l'interesse che con tanto impegno prende, non solo per la felicità de'popoli dalla Provvidenza alle Sue cure affidati ma eziandío per la tranquillita della Monarchía delle Spagne e dell'europa intera, davano la fondata speranza a S. M. Il Re del Regno delle Due Sicilie, che S. M. Cattolica, prese in matura considerazione le gravissime conseguenze che sarebbe per produrre l'abolizione della Legge de' Successione stabilita dal Re Filippo V, avrebbe trovato degno della sua saggezza l'adottare qualche misura, la quale / se non fosse stata propria ad allontanare all'intutto siffatte conseguenze, fosse stata almeno da tanto da diminuirne ed attenuarne il peso.

"Sua Maestà Cattolica non può sicuramente non aver presente che Filippo V di gloriosa ricordanza essendo stato posto dalla politica del Gabinetto Brittànico nella difficile posizione o di rinunziare per'se e pè suoi Discendenti alla successione del Regno di Francia a cui con poziorità poteva essere chiamato, o di non pensare più alla Corona delle Spagne, per l'acquisto della quale aveva per tanti anni sostenuta una sanguinosa guerra, credette più conducente agl'interessi suoi e'della sua Famiglia dì preferire la Corona delle Spagne, che già possedeva, a quella di Francia la cui successione era eventuale e remota; e quindi solennemente rinunziò alla prenominata Corona di Francia per se e per i suoi Discendenti.

"La sua Religione però, e quella esimia lealtà, che ha sempre contradistinto, gl'individui tutti dell'Augusta Famiglia de' Borboni, gl'imposero il sacro dovere di cercare un mezzo, onde i suoi Discendenti da lui lesi colla sudetta rinuncia ricevessere approssimativamente un compenso per la Corona di Francia ad essi tolta. Il prelodato Augusto Sovrano / non seppe rinvenirlo che col cambiare la legge di Successione al trono delle Spagne: E poiché colla Legge Castigliana venivano ammessi alla successione indistintamente e Maschi e femmine, preferendosi al Sesso la prossimità del grado; immaginò di riformare la detta Legge e quindi far succedere i Maschi all'infinito in preferenza delle femmine, come si praticava in Francia, non dovendo queste essere chiamate alla successione se non quando le linee tutte maschili de' suoi Discendenti estinte si fossero, Egli considerò che coll' escludersi per l'avvenire le femmine in concorso de'Maschi dal succedere al trono, non solamente si perpetuava lo stesso nella sua Famiglia; ma inoltre i suoi Discendenti Maschi con ordine di primogenitura, se non potevan, a cagione dell' espressata rinuncia piu pretendere alla Corona di Francia, avrebbero avuta la speranza di poter conseguire e possedere la Corona delle Spagne, dopo che fosse abolita la legge castigliana.

"Mosso da tali considerazioni Filippo V dopo di aver formalmente rinunziato alla Corona dì Francia per se, suoi Eredi e Successori, siccome erasi richiesto dalle Potenze, che intervenivano alla pacificazione di Utrecht, e sopratutto dalla Gran Bretagna, rivocò con Legge de 10 Maggio del 1713 la Legge Castigliana, la quale conforme si è detto ammetteva alla sucessione le femmine, e limitò questa à soli Maschi, finchè ne fossere esistenti. E qui è da notarsi, che sebbene la detta Legge fosse all'intutto particolare alla Monarchia Spagnuola, pur nondimeno quel Religioso Sovrano volle che fosse promulgata appena fatta da Lui la rinunzia alla Corona di Francia, e prima di segnarsi la pacificazione di Utrecht; volendo con ciò dimostrare e dare ad intendere al Mondo intero, che se la sudetta Legge per la Successione maschile in Spagna per riguardare un assunto del tutto peculiare a quella Monarchía, non era compresa negli Articoli del Trattato di Utrecht, dovea nondimeno considerarsi come strettamente unito all'atto della Rinuncia e da formare parte integrante ed essenziale degli obblighi in quella occasione contratti.

"Dopo fatti di simil natura, dopo dichiarazioni cosi solenni, che assicurano al descendenti Maschi di Filippov la successione al trono delle spagne, e che hanno avuto pel corso di cento e sedici anni la piu religiosa osservanza, sua Maestà cattolica trovera degno della sua religione, della sua lealta, della sua giustizia, il conservare i medesimi nel godimento di quei diritti che sono stati loro tramandati da Filippov, come un equivalente della Corona di Francia, alla quale non potevano essi più pretendere a cagione della solenne rinuncia fattane da quel Prìncipe, poichè altrimenti aciadrebbe che resterebbero privi e della Corona di Francia per la mentovata rinuncia e della sucessione alla Monarchía delle Spagne per l'abolizione della Legge di Filippo V.

"Sua Maestà il Re del regno delle due sicilie non puo non essere sommamente penetrata de'titoli e delle ragioni di sopra espressi, che assistono la sua reale discendenza. Quantumque la maestà sua sia animata dal più sincero affetto per sua maestà cattolica, e da vivissimo interesse per tutto ciò che possa riguardarla, non puo esser sorda a doveri che le vengono imposti dalla sua coscienza e da' dritti che competono a' suoi Discendenti, e che attualmente sono alle sue cure affidati: spera S. M. e ne forma i più ardenti, voti, che la divina provvidenza voglia accordare al suo amatìssimo genero una numerosa e robusta prole; ed in conseguenza il caso della nuova legge non sia per verificarsi in alcun tempo, ma quando sua Maestà cattolica nella sua somma giustizia non sia per determinarsi a qualche temperamento, il quale rimuova i timori che la pubblicazione di essa ha prodotto, la sua stessa giustizia riconoscera che sua Maestà Siciliana non puo assolutamente dispensarsi dal cercare di assicurare nella miglior maniera possibile a se ed al suoi Discendenti Maschi i diritti che alla successione del trono delle spagne sono stati loro cosi solennemente tramandati da Filippov colla citata legge de' 10 maggio 1713; sembrando quindi a Sua Maestà, che una semplice riserva di diritti sia il solo Atto che possa aver luogo trà due Parenti così strettamente uniti e per multiplici Legami di Sangue, e per cordialissima amicizia, e che tale riserva sia fatta in una maniera tutta privata e senza alcuna pubblicità, si e determinata la Maestà sua di appigliarsi ben volontieri a tal partito; e percio con questo ufizio viene a riservare, siccome formalmente riserva a se ed alla sua discendenza maschile all' infinito ogni e qualsisia diritto, che alla successione del trono di Spagna veniva a lei, ed a' suoi Discendenti Maschi èdevoluto dalla precitata legge di Filippov.

"Il sottoscritto nell' adempire al Real Comando con diriggere al Signor Cavalier Salmon questo Uffizio, prega l'e. S. A volersi compiacere di elevarlo alla cognizione di S. M. l'Augusto Suo Sovrano, di accusargliene la ricevuta per Suo discarico, e di gradire i nuovi attestati della sua più alta considerazione.

Madrid, 26 Settembre 1830. Di V. E.

De(vo)to ed obblig(atissi)mo servo.

FERDINANDO LUCCHESI

A Sua Eccellenza il Signor Cavaliere d. Emanuele Gonzalez Salmón, Primo Segretario Interino di Stato e del Dispaccio di Sua Maestà Cattolica.

[Archives of the Ministry of Foreign Affairs, Madrid, Historical Section, Box number 2036]

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DOC 34. FORMAL PROTEST MADE BY FERDINAND II OF THE TWO SICILIES AGAINST THE RE-PROMULGATION OF THE PRAGMATIC SANCTION OF 1830

"FERDINANDO Il
PER LA GRAZIA DI DIO
RE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE
Di GERUSSALEMME, ECC.
DUCA DI PARMA, PIACENZA, CASTRO, ECC., ECC.
GRAN PRINCIPE EREDITARIO Di TOSCANA, ECC,

"Siamo stati con nostro vivo rincrescimento informati che Sua Maestà Cattolica con decreto de' 4 dello scorso Aprile abbia convocate le Corti Spagnuole, perche nel dì venti del prossimo Giugno prestassero solenne giuramento alla Serenissima Infante D. Maria Isabella Luisa, come Principessa ereditaria della Corona delle Spagne, riconoscendo con tal atto il nuovo ordine di successione, che ha la Maestà Sua inteso di stabilire con la Prammatica Sanzione de' 29 Marzo 1830; derogando a quello promulgato dal Re Filippo V' con la legge del 10 Maggio del 1713.

"A tal notizia abbiamo considerato:

"Che l'accennata legge del 1713 fu legittimamente sanzionata dal capo di una nuova dinastia con tutte le formalità che si richieggono indispensabilmente alla validita di essa, ed in concorso di circostanze straordinarie, e luttuosissime, donde solo può emergere la necessità di una novella legge di succesione;

"Che siffatta legge consacrata da un secolo e più di pacifica esistenza fu una conseguenza necessaria delle stipulazioni, che assicurarono il trono delle spagne al nipote di Luigi XIV ed in esso alla maschile discendenza di lui; della qual legge sussistono tuttavia in tutta la lor forza le alte ragioni che la dettarono; e che il suddito ordine di successione regolato Coll' assentimento, e guarentia delle principali Potenze di Europa, e riconosciuto non solo dalla nazione Spagnuola, ma da molti e varii Trattati fra le dette Potenze consecutivamente stipulati, sia perciò divenuto obbligatorio, ed intangibile, ed abbia creato diritti in tutta la discendenza agnatizia del fondatore Filippovo in infinito; diritti, che si ottennero in íscambio di altri, che se ne perderono, ed a' quali non possono coloro, che ne sono investiti, rinunziare senza grave oltraggio a siá stessi, ed al riguardi dovuti al glorioso capo e fondatore di lor dinastia.

"Siamo d'altronde certi, che adottata una volta simigliante legge fondamentale, non sia dato a chicchesia, secondo gli ovii principii di legislazione universale, di arrecarvi, fin che duri la dinastia di chi la creò, innovamento, o alterazione veruna per qualunque causa o pretesto; in guisa che il diritto acquistato alla successione delle spagne appartenendo al principi delle discendenza di Filippovo, a ciascuno secondo l'ordine, e'i, rango di sua nascita, per la morte dell'ultimo possessore della Corona, questa e' deferita di pieno diritto al primogenito del ramo primogeniale, e più prossimo al defunto, e'i, suo successore non la tiene per alcuna disposizione del predecessore, ma da dio solo, e dalla legge inviolabile, per la quale l'ordine della successione e' stato stabilito.

"Nè infine ci sfugge, che, distrutta questa legge, tutti gli sforzi, che fece l'Europa nel cominciamento del secolo passato, per istabilire un giusto equilibrio tra i differenti Stati, ora tornerebbero affatto vani; nè senza fondamento sarebbe il timore di veder rigermogliare una guerra sanguinosa di successìone.

"Laonde coerentemente a ciò che fu praticato dal nostro augusto genitore con la riserva dei diritti, ch'ei fece in data de' 22 settembre del sudetto anno 1830, crediamo essere indispensabile al nostro onore, al nostri reali diritti, ed al doveri, che c'impone il rango, in cui la provvidenza ci ha posti, di altamente protestare innanzi al legittimi sovrani delle Nazioni tutte, come con la presente facciamo, con Tro la prammatica sanzione de' 29 marzo del cennato anno 1830, e contro ogni atto che ledere, o alterar possa, anche menomamente, quei principii che hanno finora servito di base allo splendore ed alla i a potenza della casa de' Borboni, ed agli eventuali diritti innegabili e sacri che a noi,, alla famiglia, ed al Discendenti nostri in infinito sono stati legittimamente Tramandati in forza della fondamentale legge di successione costantemente finora osservata, e col

prezzo di sacrifizii immensi.

"Questa nostra solenne protesta sarà da noi trasmessa a tutte le corti; e vogliamo che sottoscritta da Noi, munita del suggello delle nostre Reali Armi, e rubricata dal nostro Ministro Segretario di Stato degli Affari Esteri sia conservata nei nostri Ministeri di Stato degli Affari Esteri, e della Presidenza dei Consiglio dei Ministri, e presso il nostro Ministro Segretario di Stato di Grazia, e Giustizia, Protonotaro del Regno.

"Napoli, 18 Maggio 1833.

FERDINANDO

ANTONIO STATELLA

(Luogo del Suggello)

[Archives of the Ministry of Foreign Affairs, Madrid, Historical Section, Box number 2036]

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